Mio marito si è presentato all’evento più esclusivo del nostro ambiente portando al braccio la sua amante, convinto che fossi troppo banale per stargli accanto. Ciò che Dorian Castellane ignorava del tutto era la natura della sorpresa che avrei riservato a lui e a tutti i presenti quella sera stessa, trasformando quella notte nella mia definitiva rivincita al gala.
Sette anni di silenzio e finzione
Per sette lunghi anni ho portato il cognome Castellane. Sono stati anni trascorsi a sfoggiare un sorriso d’ordinanza, a restare in disparte ogni volta che sembrava opportuno e a fingere di non avvertire note di profumo estraneo sulle sue camicie o l’improvvisa segretezza che circondava il suo telefono.
Quella sera, tuttavia, anche Dorian decise di abbassare del tutto la maschera. Mentre si sistemava il colletto davanti allo specchio della camera padronale per il prestigioso Gala Annuale dell’Élite del Syndicate, Vivian Lacroix, la sua amante, lo attendeva comodamente nel nostro salotto.
«Dorian. Guardami.» I suoi occhi hanno incrociato i miei attraverso il riflesso. «Ti sto guardando.» Freddo. Impaziente.
Quattro parole che hanno cambiato tutto
Trattenni le parole che avrei voluto urlare ricordandogli che da oltre un anno rincasava a malapena e dormiva al mio fianco come se non esistessi. Per un brevissimo istante sperai di scorgere un accenno di rimorso nel suo sguardo, ma la risposta fu netta e spietata:
- «Voglio il divorzio.»
- «Non sei mai stata adatta al mio mondo, Serafina.»
- «Sei troppo silenziosa, troppo comune. Vivian sa di cosa ha bisogno un uomo come me.»
Mentre infilava la giacca, mi intimò di preparare i bagagli prima del suo rientro, per poi uscire di casa e raggiungere l’evento mondano con un’altra donna. Rimasi immobile in stanza per appena tre secondi: il tempo sufficiente per decidere che la finzione era terminata per sempre.
Il segreto custodito nel fondo del cassetto
Raggiunsi il comò e aprii l’ultimo cassetto, intatto dal nostro matrimonio. Sotto una serie di sete accuratamente piegate si trovavano una custodia in velluto nero, una busta sigillata e l’unica cosa che Dorian ignorava totalmente che possedessi.
Per sette anni gli avevo lasciato credere che la mia quiete fosse debolezza, che la mia semplicità equivalesse all’insignificanza e che unirmi a lui mi avesse fatto entrare nella sua cerchia. La realtà era un’altra: mi stavo semplicemente nascondendo da una realtà che conosceva perfettamente il mio nome assai prima che qualcuno iniziasse a temere il suo.
«Prepari la vettura», dissi appena risposero al telefono. «E aprite il caveau.» La replica dall’altro capo fu immediata: «Bentornata, signora Valenti.»
L’ingresso inaspettato alla Meridian Hall
Alle 20:15 in punto, Dorian Castellane fece il suo trionfale ingresso alla Meridian Hall, mentre Vivian si teneva stretta al suo braccio di fronte a tutta l’élite riunita. Ma alle 20:47, il brusio e le conversazioni nel salone principale cessarono di colpo: le porte si spalancarono di nuovo e, questa volta, a varcare quella soglia fui io.