Il telefono vibrò contro le costole di Vincent Romano tre volte prima che lui si decidesse a guardarlo. Il primo messaggio arrivava da un numero già bloccato due volte: «Sono fuori. Dobbiamo parlare del figlio di Catherine.»
Il secondo messaggio era una fotografia scattata appena undici minuti prima: ritraeva Luca attraverso il vetro del diner, con il visetto illuminato dai riflessi blu e rossi delle insegne al neon. Il terzo messaggio non ammetteva repliche o esitazioni: «Portalo fuori quando avete finito.»
Il silenzio di Luca e il rifugio lontano dal potere
Vincent capovolse il telefono sul vinile rosso del divanetto e alzò lo sguardo verso suo figlio seduto di fronte a lui. Il figlio del boss della mafia non pronunciava una singola parola da lunghissimo tempo.
Luca manteneva la schiena dritta, le manine composte e posate sul grembo, mentre i suoi occhi restavano fissi sul parcheggio oltre il vetro trasparente. Aveva soltanto sei anni. Indossava il maglione blu scuro che Maria aveva scelto quella mattina, e negli ultimi due anni non aveva emesso alcun suono.
«Il bambino sedeva composto, con le mani in grembo e lo sguardo fisso oltre il vetro: due anni di assoluto silenzio pesavano su ogni suo gesto.»
L’aria all’interno del locale era densa di profumi familiari: caffè caldo, grasso di pancetta sfrigolante e l’aroma dolce dell’impasto sulla piastra. In un angolo, un vecchio jukebox suonava un brano che Vincent ricordava a malapena dalla propria infanzia.
L’atmosfera calda e ordinaria da Rosy’s
Al bancone tre operai edili ridevano alle battute scambiate con il cuoco, mentre una coppia anziana divideva un tavolo vicino alla vetrata senza parlare, con la naturalezza di chi si è già detto tutto nella vita. Era la vita ordinaria che continuava a scorrere attorno a loro, calda e del tutto indifferente ai loro drammi.
Vincent aveva scelto il diner Rosy’s proprio per questo motivo preciso:
- Si trovava a mezz’ora di strada ma a un mondo di distanza dalla lussuosa villa di Alpine.
- Era lontano dai cancelli blindati, dai circuiti di telecamere e dagli uomini che lo chiamavano capo.
- Rappresentava il quartiere della sua infanzia, a sei isolati dal luogo in cui era cresciuto.
Suo padre era solito portarlo lì la domenica mattina, subito dopo la Messa. Si stringevano in sette dentro un tavolo pensato per quattro, e la signora Rosie in persona allungava panna montata extra sui suoi pancake quando il padre era distratto. Vincent non metteva piede in quel diner da venticinque anni, eppure l’odore era rimasto esattamente identico.
L’arrivo di Emily al tavolo
«Ciao a tutti. Benvenuti da Rosy’s», esordì all’improvviso una voce femminile.
La cameriera era una ragazza giovane, sui venticinque o trent’anni al massimo, con capelli castano chiaro raccolti in una coda di cavallo che cominciava a sciogliersi. La targhetta sulla divisa riportava il nome Emily. Teneva un taccuino per le ordinazioni in una mano e una caraffa di caffè fumante nell’altra, sorridendo calorosamente come se loro fossero l’incontro migliore di tutta la mattinata.
«Caffè, per favore», rispose subito Vincent. «Nero.»
«Arriva subito», disse lei, versando il liquido scuro nella tazza prima ancora che l’uomo potesse ripensarci o cambiare idea.
Un approccio diverso per il piccolo Luca
A quel punto la cameriera si rivolse a Luca. Invece di chiedergli subito che cosa desiderasse ordinare restando in piedi, si chinò fino a portare i propri occhi alla stessa altezza di quelli del bambino.
«E tu, giovanotto? Hai proprio la faccia da pancake con gocce di cioccolato.»
Luca non rispose affatto e continuò a mantenere il suo sguardo incollato alla finestra. In quell’istante Vincent avvertì riaffiorare il vecchio riflesso di sempre: l’impulso a scusarsi, a fornire spiegazioni o a inventare una bugia accomodante per giustificare il comportamento del figlio.
«È timido. È stanco. Non parla molto: le solite scuse pronte a emergere prima che la cameriera cambiasse del tutto registro.»
Emily, tuttavia, non attese alcuna giustificazione da parte dell’adulto.
«Il tipo forte e silenzioso», commentò con serenità. «Lo rispetto molto. Alcune delle persone migliori che conosca sanno ascoltare benissimo.»
La ragazza si raddrizzò e guardò Vincent per completare l’ordinazione: «Pancake? I nostri sono i migliori di tutto il Jersey. Lo dice il cartello fuori, e quel cartello non mi ha mai mentito.»
«Gocce di cioccolato», indicò Vincent. «E pancetta.»
«Molto croccante?»
«Sì.»
«Perfetto. E per te, piccolo…», aggiunse Emily rivolgendosi di nuovo a Luca. «Ti porterò i pancake più soffici che abbiamo, pieni zeppi di gocce di cioccolato a ogni boccone, e ti lascio lo sciroppo a parte così puoi decidere tu esattamente quanto metterne. Ti va bene?»