Un proiettile improvviso mandò in frantumi il finestrino di una berlina parcheggiata ad appena quindici centimetri dalla testa di una bimba, e Lorenzo Duca — l’uomo che per vent’anni aveva insegnato a tutta Chicago ad aver paura di lui — reagì all’istante, gettando la piccola di sei anni dietro un furgone delle consegne e coprendola interamente con il proprio corpo per proteggerla.
L’agguato mortale e il primo segnale inatteso
Durante quegli interminabili istanti sotto il fuoco, la piccola non emise alcun suono, rimanendo perfettamente immobile e muta nell’ombra gelida del marciapiede.
Quando la sparatoria si concluse e il silenzio tornò a regnare sul vicolo, la bambina compì un gesto inaspettato: allungò la mano avvolta in una muffola rossa strappata, sfiorò piano la guancia del boss e gli chiese dolcemente se si fosse fatto male. Quello fu il primo dettaglio che andò storto e infranse ogni consuetudine.
Il secondo elemento inquietante era rimasto intrappolato nella mano chiusa della piccola: un dollaro stropicciato sul quale spiccavano numeri e lettere impresse con inchiostro sbiadito, simboli precisi che non sarebbero mai dovuti esistere. Il terzo tassello lo stava aspettando a tre isolati di distanza, dentro un appartamento privo di riscaldamento in cui viveva una donna che sapeva perfettamente chi fosse prima ancora che lui dicesse una sola parola.
Il corridoio industriale di Chicago e il potere di Lorenzo Duca
La tormenta di neve si era fermata ormai da diverse ore, trasformando il manto stradale in una fanghiglia grigia e profonda fino alle caviglie, con l’identica sfumatura visiva di vecchi giornali bagnati. Lorenzo Duca avanzava in mezzo a quel fango gelido tenendo il colletto ben alzato e le mani rigorosamente fuori dalle tasche, consapevole che un uomo che nasconde le mani finisce sempre per telegrafare le proprie mosse agli avversari.
Accanto a lui si muovevano come sempre i suoi uomini più fidati:
- Marco, il suo luogotenente, che procedeva mezzo passo dietro di lui, esattamente dove aveva camminato per diciannove lunghi anni.
- Nico, che apriva la strada osservando con meticolosa attenzione ogni finestra dei palazzi, allo stesso modo in cui la gente comune scruta lo schermo del proprio telefono.
L’appuntamento di quella giornata riguardava un piano d’affari imponente: l’acquisizione di ben diciassette proprietà situate lungo il corridoio industriale del fiume. Il pacchetto comprendeva magazzini dismessi, una lavanderia ormai chiusa e un isolato residenziale di quattro piani mai battezzato con un nome, identificato semplicemente dal numero civico. Un gruppo di riqualificazione urbana desiderava accorpare tutti gli stabili, e Lorenzo controllava un numero tale di società di comodo e canali di finanziamento privato da potersi intestare l’intera operazione su una semplice cartellina.
L’incontro sul marciapiede tra Ninth e Delaney
Si trovava a soli tre isolati dalla destinazione stabilita quando una vocina flebile lo costrinse a fermarsi bruscamente.
«Signore. Posso avere due dollari?»
Lorenzo Duca abbassò lo sguardo per capire chi avesse osato interromperlo. All’incrocio tra Ninth e Delaney c’era una bambina con un braccio teso verso l’alto, intenta a reggere tra due dita una muffola rossa lacerata, quasi fosse quell’indumento consumato a porre la domanda.
La piccola indossava un logoro cappotto marrone appartenuto a qualcuno grande il doppio di lei, con le maniche rimboccate per due volte attorno ai polsi magri. Sotto il braccio stringeva un coniglio di pezza a cui mancava un bottone al posto dell’occhio, mentre la sciarpa al collo, un tempo color rosso vivo, aveva ormai assunto la sfumatura opaca della polvere di mattoni.
Il segreto stampato sulla banconota
«Due dollari», ripeté l’uomo con voce ferma per verificare la richiesta.
«Sì, signore», confermò la bambina senza arretrare.
Quando Lorenzo le chiese per quale motivo volesse proprio quella cifra precisa, la bimba aprì l’altra mano. Nel palmo stringeva tre banconote accartocciate, piegate in pezzi minuscoli nel modo tipico di chi conta e riconta i propri soldi decine di volte.
«Perché ne ho quattro», spiegò la piccola guardandolo dritto negli occhi. «Me ne servono sei.»
Lo sguardo di Lorenzo cadde sui soldi sgualciti e i suoi occhi si fermarono di colpo. Sulla banconota in cima alla pila c’era qualcosa di impresso sul retro: un numero scuro, del tutto anomalo, che non sembrava affatto un segno a penna sbavato di blu, bensì un marchio dalle forme nette e rigide, impresso a fondo nella carta.
Lorenzo afferrò il biglietto con estrema cautela per un angolo e le chiese dove lo avesse trovato. La bimba corrucciò la fronte per concentrarsi, dicendo che glielo aveva dato un uomo; alla richiesta di dettagli, indicò vagamente l’incrocio parlando di un tale con un cappello grigio. Sentendo il pericolo, Marco fece un passo avanti per avvisare il suo capo, ma Lorenzo ignorò il suo avvertimento per domandarle perché le servissero altri due dollari. Con un velo di imbarazzo sul volto, la bambina rispose che la zuppa costava sei dollari e che non era per lei, ma per la sua mamma.